nesso tra il pil e l'occupazione

PIL e disoccupazione: in che rapporti sono? C’è un nesso?

Tendenzialmente più aumenta il PIL e più aumenta l’occupazione. E viceversa. Il delicato rapporto tra economia e occupazione è oggetto di importanti ricerche sia economiche sia politiche. Sono decenni che gli economisti studiano il legame  tra la crescita del Prodotto Interno Lordo di un Paese e il relativo andamento dell’occupazione. O meglio: tra PIL e disoccupazione.

L’equazione di Okun, su PIL e disoccupazione

Lo statunitense Arthur Melvin Okun è stato il primo a scrivere una vera e propria equazione in merito. L’equazione di Okun spiega il rapporto tra occupazione e PIL. L’equazione risale al  1962 e in realtà non considerò come parametro il tasso di occupazione ma il tasso di disoccupazione (non sono uno l’opposto dell’altro) e la differenza tra il tasso di crescita registrato anno dopo anno e quello considerato normale per l’economia degli Stati Uniti.

A tal fine è bene precisare che il tasso di occupazione è solo una delle componenti della popolazione sotto l’aspetto del lavoro (o del non lavoro). In particolare la forza lavoro è la somma dei disoccupati più gli occupati. Ma molte persone non possono lavorare perché

  • troppo giovani
  • ormai pensionati
  • perché non cercano lavoro (inoccupati)

queste categorie rientrano sotto la voce degli inattivi.

Torniamo all’equazione di Okun. Negli Stati Uniti d’America, l’andamento di PIL e disoccupazione seguono andamenti simili, sia storicamente sia ai giorni d’oggi. La disoccupazione si riduce in modo direttamente proporzionale all’aumento della produzione. Dopo la sua enunciazione  molte varianti della dell’equazione di Okun per tenere conto

  • delle rigidità del mercato del lavoro
  • del ritardo con cui l’aumento del PIL può far sentire gli effetti
  • delle diverse condizioni di partenza dei differenti sistemi economici

In tempi recenti e sopratutto nelle aree con benessere diffuso è entrata in campo la delocalizzazione. Ovvero, imprese che spostano la produzione all’estero e dunque creano un profitto aumentando il PIL, ma non creano forza lavoro sul territorio nazionale.